08 Giugno 2010

Time to live

Non mi sono ancora reso del tutto conto di aver chiuso un importante periodo della mia vita. Allo stesso modo ancora devo realizzare del tutto che un altro grande capitolo si è aperto. Per finire mi rendo conto, sempre di più, che così la situazione non è completa, è stretta, troppo stretta per me.
E' il momento di decidere cosa occuperà definitivamente (o forse) la mia vita. Sarà la Musica? Sarà la Medicina?
Giro questa immane roulette. Fate il vostro gioco.....la ruota gira, gira, gira....chissà la sorte cosa mi porterà.

Rien ne va plus, les jeux sont faits...

 
16 Marzo 2010

Uncertainty

La mia intera vita è stata fagocitata da mille impegni e nuove sfide. La mia intera vita ha ripreso a correre con lucente energia ed io con lei. Ed eccomi, come se un giorno fosse trascorso, alla fine di questo percorso universitario; all'orizzonte si profila la mia seconda laurea e poi l'incertezza.
Forte, fortissima, assordante nella mia testa la voce che grida dal profondo e mi persuade a trasferirmi a Londra entro la fine dell'anno. Abbandonare tutto e tutti e iniziare una vita nuova in un posto tanto familiare quanto sconosciuto e denso di nuove prospettive.
Altrettanto forte è la voce che mi impone di rimanere, dare lezioni di canto, mantenere i miei due gruppi e buttarmi a occhi chiusi nella Musica.
Non dimentichiamo poi l'istinto primordiale di dedicarmi al lavoro e, contemporaneamente, al conseguimento di una terza laurea.
In questi momenti mi sento così confuso e allo stesso tempo eccitato che vorrei fare tutto e fare niente, lanciarmi in un milione di cose e contemporaneamente fermare tutto giusto il tempo di un profondo respiro. Time will tell...
Time is running out.....my time is running out....

 
30 Ottobre 2009

And tonight he grins again!

Che dire? Non ho decisamente voglia di lanciarmi in spericolate prodezze linguistiche infarcite di metafore, similitudini e figure retoriche come è mio solito fare. Finalmente il periodo buio è finito. Riesco di nuovo ad apprezzare le piccole cose come le grandi. Sorrido e mi sento sereno dentro. Vorrei quasi azzardare la parola "felice", sebbene un briciolo di realismo ancora mi ricordi che, dietro di me, le nubi non sono ancora sparite dietro l'orizzonte. Una sorta di memento mori, di ammonimento per tenermi ancorato più o meno saldamente alla realtà, per evitare (o comunque limitare il rischio) di ulteriori fregature.
Non rido per le disgrazie occorse a certe persone, nemmeno in chiaro ricordo del fatto che io stesso le ho desiderate con tutto il cuore. Un grande diceva che la vendetta è un piatto che va gustato freddo. Ebbene, non mi importa. Hanno avuto ciò che con le loro stesse mani si sono costruito, la cosa non mi tocca minimamente.
Le persone che mi vogliono bene davvero mi sono state vicine, sempre, e sono davvero poche. A loro un grazie che non si esaurirà mai. Una persona è entrata come un tornado nella mia vita e mi ha sconvolto, ha spazzato via ogni residuo timore e mi ha fatto tornare quello che ero. Ora nessuno mi dice più che ho lo sguardo triste. Grazie anche a te piccola mia.
Forse l'anno prossimo mi trasferirò a Londra, ma da qui a là ne passerà di acqua sotto i ponti. Per ora mi crogiolo nel momento più bello da 3 anni a questa parte.
E tra poco spero di poter annunciare un'altra bella cosa...in ambito musicale..... ;-)

 
25 Settembre 2009

Conversation Piece

Non ho potuto fare a meno di osservare che, appena entrato nella home page di Giovani.it, compaiono un sacco di fotografie a lato. Spesso belle ragazze, altrattanto spesso bei paesaggi o immagini accattivanti, e ancora frequentemente immagini maschili rappresentanti il soggetto ritratto dalla zona periombelicale a quella pettorale.
Ovviamente non posso che ridere sguaiatamente di fronte a certe sfacciate rappresentazioni di così fisica ignoranza. L'anfibio che saluta dalla zona centro-addominale dei suddetti ragazzuoli con elevata probabilità contiene anche tutti i loro neuroni. Credo che nessuna persona con un quoziente intellettivo superiore a quello di una piastrella da toilette pubblicherebbe la fotografia dei propri muscoli addominali. Evidentemente oltre a qualche fibra muscolare ben delineata non sussiste altro motivo di interesse per approfondire la conoscenza dei soggetti ritratti.
Stesso discorso vale per i glutei sodi sfoggiati da avvenenti fanciulle che presumibilmente riuscirebbero appena a comporre quattro frasi di senso compiuto (es. "Devo assolutamente avere l'ultima borsetta di gucci" , "Oh mio dio le scarpe non sono in tinta con la borsa" , "Devo andare a fare la spesa ma non ho tempo per truccarmi e mettermi il tacco 12, che disdetta" ecc...). Al pari di una bambola "Baby Mia" incrociata con una Bratz. Chissà se anche loro hanno bisogno di sentirsi premere sul palmo della plasticosa manina.
In effetti questa mercificazione della persona mi suscita una certa ilarità. Anche se, con notevole impegno, posso comprendere il punto di vista di certi personaggi in cerca d'autore; quando non si ha altro da sfoggiare che non sia un bel culo o dei pettorali lucidi e ben scolpiti si fa di necessità virtù non è vero? Patetici.
E vogliamo parlare dei commenti? Qui le donzelle spiccano per stile perché sanno sempre come abbindolare lo stupido ammasso testosteronico di turno. Bastano quattro paroline ben posizionate o una fotografia provocante ed il gioco è fatto. Ed ecco un fiorire di commenti uno più spassoso dell'altro. Dal macho della situazione che sguazza nello stereotipo del "Hey baby, ti farò impazzire" al poeta neoromanticodecadentefuturistapostbaroccodelcazzo che si lancia in voli pindarici e peripezie letterarie tanto stucchevoli quanto vacue.
Questo è ancora niente. Ce ne sarebbe per una tesi di laurea specialistica in "Sociologia dello pseudoanimale contemporaneo" ma per ora mi limito a questo piccolo sfogo che tanto scalciava per venire fuori, complice anche il tasso alcolemico a livelli incombatibili con la vita per come la conosciamo.
Good night...

 
30 Agosto 2009

Tomorrow turned into yesterday

La notte. Il vento che si insinua tra le fronde degli alberi. La tua mano candida protesa nel buio ad afferrare qualcosa che desideravi così tanto, ma che non potevi avere. Il mio sguardo su di te. Il mio sguardo nel vuoto e nell'immensità. Il mio sguardo triste.
Schiavo di un incantesimo che non si dissolverà mai. Soggiogato da una forza che va oltre l'umana comprensione e controllo. Assoggettato ad un potere troppo grande per essere controllato.
Che cosa hai fatto!? Dimmi in che modo hai potuto piegare i sensi, distorcere la realtà, manipolare la volontà stessa. Sono solo io ad essere incatenato o forse anche tu lo sei? Dividiamo questa prigione troppo grande per incontrarci alla luce di una piccola finestra?
Ti amo e ti odio, ti desidero e ti ripudio, mi manchi e vorrei che sparissi per sempre. Mille sfaccettature di un diamante tanto attraente quanto maledetto.
Il tuo passaggio ha devastato ogni cosa, sovvertendo l'ordine e la razionalità, creando ciò che non era e annullando ciò che invece era. Hai dipinto tutto con nuovi bellissimi colori e poi hai dato fuoco. Ed ora rimangono gli echi di quella luce ed il nero tutto attorno.

 
18 Agosto 2009

My acid words

L'estate è sempre un periodo molto strano per me. Per non parlare dell'estate agonizzante, anche se in realtà quest'anno non si può ancora dire che sia agli sgoccioli dato il caldo disumano che ci attanaglia.
Devo qui fare i conti non solo con la realtà mutevole che mi circonda, ma anche con un me stesso estremamente sfaccettato e poliedrico; un me stesso che è in continuo divenire, in costante cambiamento, un me stesso che ancora, a ventisei anni suonati, non comprendo e mi stupisce ogni giorno, nel ben e nel male.
Troppe cose mi sfuggono di mano, scivolano via come un pesce gatto bramoso di tornare alle acque. Rimango lì a fissarle mentre si allontanano lentamente e sinuosamente disegnando arabeschi nel cielo, come a volersi prendere gioco di me.
Dove si nasconde l'errore? Non lo so. Forse è la troppa aspettativa a creare false illusioni che sembrano così solide e magnifiche ma che crollano e si dissolvono al primo soffio di vento. O magari dovrei essere più stronzo. Sì, questo me lo ripeto da anni, ma non è un modo di essere che si addice a me, e per inciso mi riesce anche molto male. Dovrei forse chiudermi con le persone? Certo, sarebbe un'idea, e forse l'ho già fatto in certa misura, ma che cosa otterrei? Probabilmente nulla, se non effetti peggiori di quelli già sperimentati sulla mia pelle. Calpestare tutto ciò in cui ho sempre creduto in virtù di un egoismo ambivalente porterebbe a qualcosa? Non mi è dato sapere ciò.
Cosa so invece? Cosa sento profondamente? Il desiderio di andarmene via, lontano, di non tornare più, di ricostruire tutto da zero, in modo diverso, rischiando certo, ma dando a me stesso una opportunità che il fato ancora non mi ha donato.
Dunque mentre ascolto "My Acid Words" dei Nevermore, il cui titolo sembra ritagliato casualmente ma con precisione chirurgica a rivestire quanto trapelato dai miei pensieri, torno a me stesso e alla mia unica Dea. La Musica.

 
24 Luglio 2009

Caged

Esistono cose troppo grandi, troppo complesse e così maledettamente onnipotenti contro le quali nulla si può fare se non piegare dolorosamente la propria volontà e la propria razionalità. Cose contro cui si infrange come un'onda sugli scogli anche la cieca illusone autoinflitta; esse riportano la realtà ad un piano materiale, palpabile e terribilmente denso di malinconia. Cose che si tenta di combattere strenuamente con ogni forza, con le unghie, con i denti, ma sotto le quali, infine, si è condannati a desistere poiché vanno al di là di ogni umana possibilità.
Mi arrendo. Smetto definitivamente di raccontarmi favolette alle quali ormai non credo più e non ho, forse, mai creduto realmente. Prendo coscienza della miserabilità del mio essere innanzi a situazioni così incomprensibili per un insignificante essere umano di ventisei anni.
Per come vedo le cose ora rimarrò sempre schiavo di questo immane ed ambivalente potere che mostra talvolta il proprio lato luminoso, quasi accecante, e talvolta il lato oscuro, così buio da assorbire la luce stessa di quanto si trova attorno, come un vorace buco nero. Mi sfugge sempre qualcosa, me ne rendo conto, a volte intravedo la soluzione ma essa è lasciva e sfuggente come una volpe nella boscaglia. Il mio punto di vista è in continuo divenire ma, per ora, non scorgo altre sfumature se non quella più oscura ed opprimente del mio carceriere morale.
Per ora gli alberi sono scossi da venti impetuosi, ma non una foglia cade…

 
17 Luglio 2009

Falling with the rain...

Your cruel device
Your blood like ice
One look could kill
My pain, your thrill
I want to love you, but I better not touch
I want to hold you but my senses tell me to stop
I want to kiss you but I want it too much
I want to taste you but your lips are venomous poison
You're poison runnin'thru my veins
You're poison, I don't want to break these chains
Your mouth, so hot
Your web, I'm caught
Your skin, so wet
Black lace on sweat
I hear you calling and it's needles and pins
I want to hurt you just to hear you screaming my name
Don't want to touch you but you're under my skin
I want to kiss you but your lips are venomous poison
You're poison runnin'thru my veins
You're poison, I don't want to break these chains
Poison
One look could kill
My pain, your thrill
I want to love you, but I better not touch
I want to hold you but my senses tell me to stop
I want to kiss you but I want it too much
I want to taste you but your lips are venomous poison
You're poison runnin'thru my veins
You're poison, I don't want to break these chains
Poison
I want to love you, but I better not touch
I want to hold you but my senses tell me to stop
I want to kiss you but I want it too much
I want to taste you but your lips are venomous poison, yeah
I don't want to break these chains Poison, oh no
Runnin'deep inside my veins, Burnin'deep inside my veins
It's poison I don't want to break these chains

["Poison" - Alice Cooper]

 
20 Giugno 2009

Spellbound

Ne è passato di tempo da quei giorni. Essi tuttavia aleggiano vividi nei miei pensieri e tornano ogni notte a tormentare il mio sonno. E così mi sento totalmente incapace di opporre qualsiasi resistenza, di articolare la minima reazione di fronte a tanta violenza con cui mi attaccano. Sono inerme. Le mie mani legate nemmeno tentano di strattonare gli stretti legacci che le bloccano. Non sono in grado di urlare, di chiedere aiuto, perchè le mie corde vocali sono ovattate nella tristezza e si rifiutano di vibrare. Passo dunque ogni notte, od ogni momento in cui le mie palpebre si serrano, a vedere come in un lungo film scene che sono state, che sono e che vorrei tanto che fossero in futuro. Ma al mio risveglio non posso che constatare con somma malinconia che in futuro non saranno mai.
Ogni cosa del mondo reale si tramuta in un segno positivo, ma inizio a pensare seriamente che non sia così. Nella mia mente si fa spazio prepotentemente l'idea che sia io a voler vedere, e dunque a vedere, solo i segni favorevoli, ricoprendo tutti gli altri con pesanti teli scuri così che possano confondersi con le tenebre circostanti risultando del tutto invisibili.
E' come una grande giostra che gira vorticosa senza mai fermarsi, ed io non riesco ad afferrare il maledetto codino di pelo per fermarla e vincere così il giro premio. Ormai l'apatia più densa avvolge tutto. Mi guardo attorno e mi rendo conto che ormai è troppo tardi, ogni via è stata sbarrata da una melensa coltre plumbea. Ormai non c'è più via di uscita da qui.
Non riesco a comprendere cosa mi sia stato fatto per ridurmi così. Ma fino a quando non sarò fuori da questa camera che si fa via via più stretta e soffocante non potrò capirlo e dovrò rimanere qui a sputare sangue fino a quando non ne avrò più.

Waiting for deliverance...

 
05 Giugno 2009

The truth lies beneath

Something I can't say but I'd shout out loud.

 
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